L'arte della cartapesta

 

L’arte della cartapesta nata, secondo alcuni per caso, nelle botteghe dei barbieri, divenne una delle forme più interessanti; rivestita di stile barocco, ha creato statue di Santi e Madonne, ma anche i più umili personaggi dei presepi. Ancora oggi passeggiando nel centro storico di Lecce, queste botteghe attirano lo sguardo anche del

visitatore più distratto. Le donne, partendo da piccole esigenze di economia domestica, hanno creato tutta una serie di prodotti in cui la maestria dei gesti si accompagna ad un’infinita, certosina ed invidiabile pazienza, come quella necessaria per ricamare i celebri merletti di Maglie.
 

La cucina salentina, la culla dei sapori

 

Gabriele D’Annunzio cantò la tradizione dell’olio di Gallipoli, che dai frantoi ipogei raggiungeva l’Inghilterra. Gli olivi del Salento, ancestrali e contorti, ricoprono questa terra con un manto uniforme. Un oro che dal Salento e dalla Puglia arriva sulle tavole di tutto il mondo. Un prodotto sacro al quale, come nel

tempo dei tempi, si continua ad aprire la porta come si fa con le divinità. Il Salento è un’unica grande distesa di olivi. Il Salento è un unico grande tappeto. L’odore che sale dai paesi al tempodella spremitura è quello dell’oro salentino.

Il vino, in dialetto leccese, si chiama “mieru”. Mieru da Merum, vero, così lo chiamavano i romani il vino pugliese per distinguerlo dal greco, più leggero o misto ad acqua, chiamato krasì. Omero cantava il “mare vinoso”, quando lo scuriscono le mareggiate di settembre. Un mare di vino circonda la Puglia al tempo della vendemmia. Vino vero, rosso come il sangue, denso come l’inchiostro, prodotto dal caldo sole e dai profumi del Mediterraneo. Vino che sa del fresco della sera nelle antiche masserie, delle conversazioni conviviali.

L’agricoltura è la forza segreta del Salento, figlia della fatica dell’uomo e di una natura baciata da Dio e non dalla chimica. L’agricoltura è una parte del Salento che viaggia nel mondo portando nelle case i colori e gli odori di una terra veramente unica ed inimitabile.

Tra pignate di coccio e nere padelle di ferro, il turista può percorrere un itinerario lungo tutto il Salento, inseguendo sapori ed odori, ricette segrete. Eredità della raffinata cucina del periodo d’oro della civiltà ellenica e di quella fastosa e violentemente colorata della dominazione spagnola, la cucina salentina ha i suoi punti di forza nei prodotti tipici della sua terra: il grano duro, il pomodoro, l’olio d’oliva e le verdure; assemblati insieme ed uniti alle gustose carni e ai pregiati pesci, creano piatti originali e sorprendenti. Potreste assaggiare i “lampascioni”, cipollette selvatiche della famiglia dei muscari, inclusi nella mappa dei sapori da salvare. Gli spagnoli hanno le “paelle”, nel Salento ci sono le “taeddre”, piatto con zucchine, patate, pomodorini e frutti di mare. Sopravvive nel gallipolino e non solo l’antica “esca apicii” detta “scapece”, fatta di pascetti con aceto e zafferano, conservata in grosse botti tagliate a metà, continuamente irrorate d’aceto, il suo profumo caratterizza le feste paesane. Le zuppe di pesce del versante adriatico sono una sinfonia: mischiano pesci nobili, abituati ad essere piatti unici, con specie dal sapore inconfondibile.

 

La Storia e l'architettura

 

Il Salento, data la sua strategica posizione geografica che lo pone al centro del Mediterraneo, ha da sempre costituito un fulcro delle civiltà che in questo bacino si sono sviluppate e hanno proliferato. Centri di primaria importanza quali Otranto, Gallipoli, Leuca sono stati importantissimi punti di riferimento nelle rotte commerciali. Ma la storia salentina comincia dalla preistoria, splendidamente testimoniata da strutture megalitiche quali dolmen e menhir, pitture rupestri

nelle grotte e rinvenimenti dalla grande rilevanza paleontologica e paletnologica. Il periodo storico che più di tutti ha lasciato il segno nelle nostre città è senza dubbio quello compreso tra il XVII e il XVIII secolo, con la fioritura del Barocco leccese,  stile unico e inimitabile, che riveste le nostre chiese e i nostri palazzi di fascino e arte. Colonnati e portali sono ricchi di rilievi mai eccessivi.

 

La Taranta

 

Secondo la credenza popolare il tarantismo era una malattia provocata dal morso della tarantola (Lycosa tarentula), che si manifestava soprattutto nei mesi estivi (periodo della mietitura) e che provocava uno stato di malessere generale - dolori addominali, stato di catalessi, sudorazioni, palpitazioni - in cui musica, danza e colori rappresentavano gli elementi

fondamentali della terapia che consisteva, appunto, in un esorcismo musicale, coreutico e cromatico. Dagli studi di Ernesto De Martino, nel 1959, si evince che, ad alcuni sporadici casi di reale morso della taranta corrisponde una netta maggioranza di casi in cui il morso diventa un pretesto per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari, e vicende personali: un amore infelice, la perdita di una persona cara, le crisi legate alla pubertà e condizioni socio-economiche difficili. La musica è l’elemento più importante della terapia; infatti, la tarantata, che giaceva al suolo o sul letto, ascoltandola cominciava a muovere la testa e le gambe, strisciava sul dorso, sembrava impossibilitata a stare in piedi e quindi si manteneva aderente al suolo, identificandosi con la taranta.

Successivamente batteva i piedi a tempo di musica come per schiacciare il ragno, compiva svariati giri e movimenti acrobatici, finché, stremata dagli sforzi, crollava a terra.

La tarantata si diceva, così, graziata da S. Paolo, veniva condotta presso la cappella del Santo, a Galatina (LE), beveva l’acqua sacra del pozzo adiacente ad essa e ripeteva simbolicamente un breve rito coreutico.
La figura di S. Paolo all’interno del tarantismo è legata alla legenda che narra come S. Paolo un giorno, durante le sue predicazioni in Giudea, si vide circondato da serpi, vipere e bisce, raccolte dai giudei per spaventarlo e per costringerlo a non far sentire la voce di Gesù.

Ma S. Paolo, con un segno di croce, fece scappare le brutte bestie che vennero schiacciate dal popolo. Il fenomeno del tarantismo oggi è pressoché scomparso nella sua forma originaria, o si pensa che si sia modificato in altri aspetti, essendo radicalmente mutate le componenti psicologiche, sociali, culturali, economiche e religiose che ne costituivano la base.

 

Scegli la lingua

 
 
 
 
 
 

Torneo Nazionale di Calcio "Salento"Terra del Sole"

www.salentoterradelsole.it     e-mail: info@salentoterradelsole.it

A.S.D. Polisportiva Salento Santa Rosa LECCE

 Piazza Indipendenza Lecce - tel/fax 0832.398278 www.polisportivasantarosa.it